Comunicato Stampa

AGRUMI, I RISULTATI DEL PROGETTO A.C.Q.U.A.: ECCO COME SI USA L’ACQUA NELLA FILIERA AGRUMICOLA SICILIANA: QUALITÀ, SPRECHI, SOLUZIONI IRRIGUE, TECNOLOGIE

UNA “FOTOGRAFIA” AGGIORNATA DEL COMPARTO COME BASE PER MIGLIORARE TECNICHE ED EFFICIENZA DELL’IMPIEGO DELLE RISORSE IDRICHE IN AGRUMICOLTURA

 

L’acqua c’è anche se certamente non abbonda, la sua qualità è tutto sommato buona, ma può e deve essere utilizzata meglio dall’agrumicoltura siciliana, riducendo gli sprechi ancora presenti (il 43% delle aziende, ad esempio, utilizza ancora sistemi irrigui poco efficienti come l’aspersione) anche grazie all’uso di impianti più efficaci e di nuove tecnologie (ancora solo il 7% delle imprese utilizza sistemi di telecontrollo dell’irrigazione).

E’ quanto viene fuori dalle attività del progetto A.C.Q.U.A. – Agrumicultura Consapevole della Qualità e Uso dell’Acqua realizzato dal Distretto Produttivo Agrumi di Sicilia e dal Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura dell’Università di Catania con il contributo non condizionato di The Coca-Cola Foundation. 

I risultati sono stati presentati ieri sera nell’agriturismo Badiula di Carlentini, con la proiezione di un video reportage che ha dato spazio alle opinioni degli imprenditori della filiera agrumicola, ai dati raccolti e alle attività realizzate durante il progetto. Un punto di partenza per affrontare un tema, come quello dell’acqua, di primaria importanza per l’agrumicoltura siciliana. Presenti circa 80 tra imprenditori e operatori della filiera agrumicola siciliana, il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, la deputata regionale Jose Marano, il sindaco di Carlentini Giuseppe Stefio, alcuni rappresentanti delle organizzazioni di categoria, i presidenti dei consorzi di tutela delle produzioni agrumicole Dop e Igp, il direttore del Dicar Enrico Foti, il direttore del Crea Paolo Rapisarda.

Il progetto ha messo in campo diverse azioni che hanno permesso di scattare una fotografia approfondita del comparto agrumicolo siciliano: una mappatura della filiera produttiva condotta su circa 120 aziende direttamente o indirettamente associate al Distretto Agrumi di Sicilia; una indagine sulla qualità dell’acqua impiegata per l’irrigazione; il monitoraggio ad alta risoluzione tramite droni dello stress idrico delle piante; lo sviluppo di una piattaforma WebGis per la raccolta, l’analisi e la consultazione di tutti i dati; infine, la realizzazione di un campo irriguo dimostrativo che mette a confronto diverse tipologie di impianti irrigui, realizzato in collaborazione con il CREA nell’azienda sperimentale di Contrada Palazzelli a Lentini (Siracusa) per ricercare e divulgare metodi irrigui che coniughino massima efficienza su piante e suolo e minimo utilizzo di acqua.

«L’acqua – ricorda Federica Argentati, Presidente del Distretto Agrumi di Sicilia – è un fattore di produzione fondamentale per la filiera agrumicola. Significa qualità del prodotto finale, ma anche costi, necessità di efficienza degli impianti aziendali, delle infrastrutture e degli enti pubblici funzionali ad una adeguata erogazione. Acqua significa anche uso consapevole di una risorsa fondamentale non infinita, rispetto per l’ambiente e quindi anche etica, consapevolezza ed impegno collettivo che non può e non deve mai mancare. I risultati di questo progetto – continua l’Argentati – hanno messo in evidenza profonde differenze tra i diversi territori agrumetati siciliani e tra le stesse imprese e allo stesso tempo, ribadito, ancora una volta, la necessità improcrastinabile di una maggiore efficienza della gestione pubblica a partire dai Consorzi di Bonifica percepiti, quasi all’unanimità, negativamente, a causa di discrepanze evidenti tra costi e servizi erogati a fronte di iniziative private spesso anche tecnologicamente innovative che tuttavia, in questa situazione, rischiano di perdere di efficacia. Proprio per questo, stasera ho apprezzato molto la presenza del presidente Musumeci che è rimasto con noi durante per tutta la presentazione dei risultati del progetto».

«Sono venuto per ascoltare – ha detto il presidente Nello Musumeci – e gli spunti venuti fuori dal video reportage e dai dati raccolti dal progetto, comprese le criticità relative al servizio dei consorzi di bonifica, sono il punto di partenza per dirci cosa fare. Abbiamo fatto una riforma dei consorzi di bonifica che attende di essere approvata dall’Assemblea regionale siciliana da un anno e il cui testo, tramite il Distretto Agrumi di Sicilia, vorrei fare arrivare a tutti gli agrumicoltori. Vogliamo restituire i consorzi agli imprenditori e lasciare alla Regione la manutenzione della rete di distribuzione. Siamo impegnati nella pulizia dei fiumi, nel collaudo di 18 dighe ed è in progetto la realizzazione di “laghetti collinari” per dare alla nostra agricoltura l’acqua di cui ha bisogno e ampliare la superficie servita dai consorzi, dai 60mila ettari di oggi a 200mila».

«Attraverso il progetto – spiega Antonio Cancelliere, Ordinario di Costruzioni Idrauliche, Marittime e Idrologia al Dicar e responsabile scientifico del progetto – abbiamo voluto approfondire le conoscenze sull’uso dell’acqua con riferimento ad un comparto importantissimo per l’economia siciliana quale quello agrumicolo, e fornire soluzioni possibili per un più proficuo utilizzo della risorsa idrica. L’utilizzo di nuove tecnologie come ad esempio il monitoraggio dello stress idrico tramite droni e l’utilizzo di piattaforme WebGIS per la disseminazione delle informazioni, nonché la conoscenza delle caratteristiche quali-quantitative dell’acqua utilizzata in agrumicoltura, sono tutti strumenti che possono essere utilizzati per migliorare l’efficienza e la competitività di tutta la filiera».

«A livello globale Coca-Cola è impegnata a ridurre i propri consumi di acqua – spiega Cristina Camili, Responsabile per le Relazioni Istituzionali di Coca-Cola Italia – e tramite il suo braccio filantropico, The Coca-Cola Foundation, ha scelto di sostenere questo progetto innovativo. D’altronde, da diversi anni la Fondazione sostiene la filiera agrumicola siciliana nella realizzazione di progetti destinati al suo sviluppo e alla sua crescita: dalla formazione al recupero di materiali di scarto, dalle nuove tecnologie sino alla gestione delle risorse primarie, come l’acqua».

LA MAPPATURA DELLA FILIERA E DELLE PRATICHE IRRIGUE. Per la prima volta, dunque, è stata realizzata una “mappatura” dal basso della filiera agrumicola su un campione molto ampio di imprese (circa 120) in tutti i territori vocati all’agrumicoltura e alle produzioni di eccellenza (Arancia Rossa di Sicilia Igp, Arancia di Ribera Dop, Limone di Siracusa Igp, Limone Interdonato di Messina Igp, Limone dell’Etna Igp, Mandarino Tardivo di Ciaculli) e biologiche. La mappatura, condotta sul campo da un team di agronomi appositamente formati, ha restituito alcune importanti informazioni: tra le altre, una produzione agrumicola a maggioranza certificata (73% è certificata Dop, Igp, Grasp) e a conduzione biologica (42% dei produttori, il 31% è in regime convenzionale, il 27% in integrato), con una prevalenza della produzione di arance (61%) e limoni (34%), un dimensionamento delle aziende che vede un’estensione media di 35 ettari per azienda su Catania/Enna, 25 su Siracusa, 4 nel Messinese, 7 nell’Agrigentino, 5 ne Palermitano.

Ma sappiamo molto anche della composizione dei terrenidell’approvvigionamento idrico e delle pratiche irrigue che ancora manifestano un range molto elevato dei consumi specifici dichiarati dalle aziende, indicativo di una gestione a volte poco efficiente dell’irrigazione, con consumi molto elevati dove l’acqua non scarseggia: molte aziende hanno pozzi privati, l’acqua che viene dai consorzi di bonifica o dai consorzi irrigui privati è di fondamentale importanza nonostante le reti distributive presentino importanti criticità e i costi siano elevati, gli invasi aziendali sono ritenuti fondamentali (li possiede il 31% dei produttori nel territorio di Catania/Enna, il 16% di quelli del territorio di Agrigento); abbiamo informazioni sul numero di irrigazioni effettuate (più di 21 per anno nel 39% dei casi), sulle tipologie degli impianti irrigui (che per il 43% sono ancora in “aspersione”, tecnica meno efficiente di altre; il 40% è in “microportata”, il 17% a “farfalla”); ancora pochi utilizzano sistemi tecnologici per il telecontrollo dell’irrigazione (soltanto il 7%).

LA QUALITÀ DELLE ACQUE IRRIGUE. L’analisi chimico-fisica in laboratorio sulla base di 21 parametri è stata realizzata su circa 20 campionamenti di acque irrigue, provenienti da pozzi aziendali o da reti consortili, rilevati in contesti rappresentativi dei territori. Tutti i campioni hanno presentato valori di PH ottimali per l’irrigazione. In alcuni casi si sono rilevate concentrazioni di ioni specifici che potrebbero comportare rischi per alcuni specifici usi. In tre campioni provenienti da acqua di falda sono state trovate elevate concentrazioni di nitrati che richiedono accorgimenti riguardo le pratiche di fertilizzazione. Gran parte dei campioni di acqua analizzati (ovvero 11) ha presentato elevate concentrazioni di bicarbonati, la cui presenza può causare la formazione di incrostazioni nei sistemi di irrigazione riducendone la funzionalità e durata nel tempo.

MONITORAGGIO DELLO STRESS IDRICO DELLE PIANTE TRAMITE DRONI. Il progetto ha previsto anche un monitoraggio ad alta risoluzione dello stress idrico delle piante, condotto attraverso l’acquisizione di immagini tramite piattaforma aerea UAV (drone), e la loro successiva analisi al fine di calcolare indici rappresentativi di potenziali stress idrici nelle piante. Un’attività pilota, condotta su una ventina di aziende in diversi territori agrumetati. Le immagini sono state rilevate tramite speciali fotocamere multispettrali montate sul drone. I risultati indicano potenzialità dell’uso di questa tecnologia per individuare problematiche connesse agli impianti di irrigazione, consentendo di identificare, alla scala del singolo albero, eventuali disomogeneità dell’adacquamento.

LA PIATTAFORMA WEBGIS. Dati e analisi raccolte sono stati catalogati in un apposito database a rielaborati per consultazione su una piattaforma su tecnologia WEBGIS implementata dal DicarLa piattaforma, a cui si accede del sito web del Distretto Agrumi di Sicilia (www.distrettoagrumidisicilia.it/webgis) consente l’immediata localizzazione e visualizzazione delle aziende coinvolte, nonché di tutte le informazioni raccolte (questionari, risultati delle analisi di qualità dell’acqua, immagini rilevate tramite droni, etc.). L’interrogazione del database è accessibile dalle singole aziende coinvolte. Anche gli utenti esterni possono consultare l’applicazione, in questo caso, senza poter accedere ai dati sensibili delle singole aziende.

IMPIANTO IRRIGUO PILOTA. In collaborazione con il CREA è stato realizzato un campo irriguo dimostrativo nell’azienda sperimentale del CREA-ACM in Contrada Palazzelli a Lentini (Siracusa) allo scopo di valutare e divulgare l’applicazione di differenti tecniche irrigue in agrumicoltura. Un appezzamento di 1,9 ettari di agrumeto (costituito da piante di 7 anni di arancio Tarocco Rosso) è stato suddiviso in 6 parcelle su cui sono stati realizzati i diversi tipi di impianti irrigui. L’obiettivo è la razionalizzazione dell’impiego delle risorse idriche e il risparmio di acqua, utilizzando la tecnica del “deficit idrico” controllato e quella dell’irrigazione alternata. Sarà analizzata anche la gestione del terreno e il controllo della flora spontanea, in quest’ultimo caso con particolare riferimento alla conduzione “biologica”. L’impianto ha carattere dimostrativo e sarà visitabile e consultabile da agricoltori, tecnici, studenti.