La storia

I distretti siciliani sono stati costituiti in seguito al D.A. n.152 del 01-12-2005 – Criteri di individuazione e procedure di riconoscimento dei distretti produttivi – dell’Assessorato Regionale della Cooperazione, Commercio, Artigianato e Pesca (oggi Assessorato delle Attività Produttive) della Regione Siciliana.

Distretto Agrumi di Sicilia

Il D.A. n.152 del 2005 definisce il distretto produttivo: “espressione della capacità del sistema delle imprese e delle istituzioni locali di sviluppare una progettualità strategica che si esprime in un patto per lo sviluppo del distretto…” .

Il Distretto Produttivo Agrumi di Sicilia è sorto nel 2011 (D.A. n. 614/GAB del 27/12/2011) su evoluzione del già costituito Distretto dell’Arancia Rossa (D.A. n.546/12S del 16/03/2007 e D.A. n. 184 del 6 febbraio 2008) per poter valorizzare, riuniti sotto il brand “Sicilia”, tutte le tipologie di agrumi tipici prodotti nell’isola e poter elaborare e condividere strategie comuni a sostegno dell’intero comparto agrumicolo siciliano, in termini di produzione, commercializzazione e distribuzione in Italia e all’Estero.

Storicamente si può considerare la prima grande esperienza di coesione fra aziende private ed enti pubblici siciliani realizzata nel campo dell’agrumicoltura, riunendo le Aziende e gli Enti più rappresentativi della filiera agrumicola siciliana.

Il nuovo Patto di Sviluppo è stato recentemente inoltrato per il riconoscimento all’Assessorato Attività Produttive della Regione Siciliana, ai sensi del D.A. n. 1937/2 del 28/06/2016, e tra i suoi attuali 83 sottoscrittori si annoverano, da un lato, 54 “soci” costituiti dalle imprese della filiera (singole ed associate, tra le quali alcune delle più importanti O.P. agrumicole siciliane) compresi le Associazioni ed i Consorzi di Tutela dei prodotti IGP e DOP (Arancia Rossa di Sicilia, Arancia Bionda di Ribera, Limone Interdonato di Messina, Limone di Siracusa, Mandarino di Ciaculli, l’Associazione Limone dell’Etna, gli ultimi due in fase di riconoscimento), dall’altro, i 29 “partner”, cioè le associazioni di categoria, le amministrazioni locali, gli enti di ricerca scientifica, turismo relazionale e cooperazione, i GAL, etc.

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